Il Bufalo ha compiuto due anni ad aprile. Non pensate però di non essere stati invitati al suo compleanno. Una rivista non periodica ha scadenze tutte sue, e il Bufalo festeggerà, com'è giusto, insieme all'associazione che lo promuove, finanzia e ospita: Il Tassello Mancante, che a ottobre inaugura il suo nuovo anno associativo (nella pagina a fianco trovate tutti i dettagli di Eco-librarsi il festival sulla sostenibilità ambientale organizzato per l'occasione).

I mesi che hanno preceduto questo numero ci hanno fatto riflettere sull'identità di questa rivista, sulla composizione della redazione, sulla grafica, sul sito: questo numero vuole essere una sorta di nuovo numero zero, nella speranza di poter continuare ad appassionare i nostri lettori affezionati e coinvolgerne di nuovi. Le rubriche che troverete sono quelle di sempre, ma con alcune interessanti novità (scorrete pure l'indice alla ricerca degli intrusi). Quello che non mancherà è la nostra ambizione di parlare di tutto: musica, teatro, cinema, fumetto, attualità, letteratura, viaggi, con una redazione che mese dopo mese accoglie firme nuove e offre spazio a chiunque, con passione e interesse, si impegni a osservare la realtà circostante.

Il nostro lavoro di redazione è alla ricerca di una definizione flessibile e ampia della parola “cultura”, la parola più malintesa e maltrattata di sempre. Ho l'impressione, infatti, che tutti quelli che lavorano con le parole, dai politici ai giornalisti, evitino di confrontarsi con la complessità e imprendibilità di questo concetto, e che lo facciano in modo malizioso, per evitare di ammettere di non esserne in grado. Noi non siamo tanto ambiziosi da pensare di trovare una definizione univoca, ma vogliamo almeno provare a porci il problema: che cosa significa fare una rivista culturale oggi?

La sola risposta che ora ho in mente è che la scrittura è lo strumento che serve a fissare le idee, a renderle comunicabili, a stabilire un contatto con persone anche distanti. Scrivere è anche costruire una lingua comune, attraverso il confronto con i propri lettori. In qualche modo forma è sostanza.

Purtroppo però, quando penso che questo è quello che stiamo facendo, realizzo che abbiamo sbagliato una cosa, in questi due anni: non vi abbiamo cercato abbastanza. Sì, voi, voi lettori. Abbiamo sempre pensato che bastasse scrivere qualcosa di sufficientemente interessante per produrre un cambiamento, ma non è così. Il cambiamento si produce col dialogo, il confronto, lo scontro. Per questo vorremmo vedervi in faccia, conoscervi, sapere quanti anni avete, che lavoro fate, dove ci avete conosciuto. Il 5 ottobre, al festival Eco-librarsi potrebbe essere una buona occasione per poterci incontrare di persona, perché nella sede del Tassello Mancante racconteremo le nostre storie, il nostro Bufalo, la nostra redazione. Sappiamo bene che, però, molti di voi non potranno esserci ed è per questo che vi invitiamo a scriverci per email (trovate tutti i nostri indirizzi nella quarta di copertina) e a visitare (spesso!) il nostro sito web www.ilbufalo.it, per commentare, rileggere, scoprire chi siamo e cosa pensiamo. Infatti, per ovviare con colpevole ritardo alle nostre mancanze, in occasione del lancio di questo numero stiamo realizzando un nuovo sito, che ospiterà tutto quello che trovate in queste pagine e anche tante altre sorprese, notizie, appunti. Dopo due anni, la nostra voce abbiamo imparato a conoscerla bene, nelle riunioni di redazione, nelle telefonate, nelle serate davanti a una pizza.

Adesso è della vostra voce che abbiamo bisogno.

 

Ad ogni uscita cerco di ragionare insieme a voi su una parola, un concetto, un aspetto importante della lingua che parliamo, una lingua bella e complessa, che a volte viene stravolta e violentata, a volte ossequiosamente imbalsamata. La nostra fortuna è che non sempre si lascia addomesticare.

In molti provano a fare del loro peggio per far dire alla parole ciò che non possono, né vogliono dire. In quei casi, sento che il mio dovere è questo: ascoltare quello che sta dietro e dentro quelle parole, mentre soffrono per un uso nuovo e logorante, rischiando di rompersi e far male, come cacciaviti usati per martellare. Ho cercato di aguzzare l'orecchio per cogliere qualche dissonanza più forte delle altre e produrre questi tre:

 

Appunti per leggere il giornale

 

Trasparenza

 

“Trasparenza” è una delle parole più selvagge che sia dato di incontrare nel panorama attuale.

La trasparenza è la proprietà di un oggetto di lasciarsi guardare attraverso. Direte voi che non c'è bisogno di spiegarlo, che è una parola conosciuta e usata da tutti. Eppure l'accezione più comune con la quale capita di sentirla è più recente e diversa, figurata, utilizzata specialmente nella propaganda (se posso chiamarla ancora così) di partiti e movimenti; “trasparenza” in questa accezione significa “assoluta visibilità e comunicazione completa in ogni dettaglio degli atti di un soggetto politico, di un responsabile, di un personaggio pubblico”. Insomma il dovere di essere trasparenti sarebbe il dovere di far sapere quello che si sta facendo. Ora, sarà una sottigliezza, ma a me sembra che la trasparenza indichi completamente un'altra cosa. Voglio dire che se un personaggio pubblico fa cose trasparenti, è molto probabile è che non le si veda, e, per converso, che le cose che meno si vedono, siano proprio quelle più trasparenti, come una porta a vetri contro cui si sbatta il naso inavvertitamente. Voler vedere tutto fino in fondo non è segno di maturità, ma solo di profonda sfiducia. Bisogna stare atttenti: la trasparenza completa confina con l'inesistenza, mentre quello che noi vogliamo da un oggetto trasparente, mettiamo il vetro di una finestra, è non solo che si faccia guardare attraverso, ma che si faccia vedere per quello che è, che un poco almeno ci protegga.

 

Valori non negoziabili

 

“Valori non negoziabili” è una locuzione utilizzata per lo più in discussioni di principio sugli assoluti (dunque in discussioni che tendono a finire prima di cominciare). Per dirne una, l'inindagabile confine tra la vita e la morte si può trasformare in un becero mercato delle idee più stramplate e dei partiti presi più radicalmente insindacabili su cosa siano la vita e la morte di qualcuno che non conosciamo. A me però pare che in questo concetto ci sia un malinteso: se una persona mi dicesse che “negozia valori”, vocabolario alla mano, io penserei che si occupi del commercio di gioielli e pietre preziose (ma questo forse è un po' sottile). Per farla breve, la collocazione del “valore” morale accanto al concetto di “negozio” è un po' capziosa. È come dire che qualsiasi tentativo di argomentazione intorno a cosa sia un valore, equivalga a un tentativo di corruzione, quasi che la civile disputa democratica, anche dove fatta con intelligenza, sia una mancanza di rispetto. Ecco, io invece penso che la pratica di interrogarsi profondamente intorno ai valori che informano la vita sociale di un paese sia una pratica salutare. E lasciamo stare i gioiellieri.

 

Surreale

 

Il surrealismo è stato un movimento artistico rivoluzionario e d'avanguardia, nato intorno alla carismatica figura di André Breton, che ha coinvolto artisti, soprattutto, ma non solo, francesi, predicando, sulla scorta della psicologia freudiana e legandosi al pensiero marxista, la liberazione delle potenzialità della fantasia, del sogno, della mente lasciata alle sue pulsioni e forme di espressione più incontrollate.

Oggi l'aggettivo “surreale” è entrato a far parte del lessico dei politici di orientamento conservatore per descrivere qualsiasi affermazione fatta in piena coscienza e secondo le più elementari regole della logica da personaggi pubblici avversi al loro orientamento. Un totale e antistorico rovesciamento di senso.

 

Per concludere vi regalo una poesia, non mia, no, ma di Valerio Magrelli (uno che se ne intende), tratta dalle sue “Didascalie per la lettura di un giornale” del 1999 (come passa e non passa il tempo!), che non poco mi hanno ispirato per questa ricognizione:

 

Dall'interno

 

La funzione profilattica

del linguaggio politico

consiste nell'impedire un contatto

diretto tra le cose. Grazie allo

sviluppo dei nuovi materiali,

il codice è oramai ridotto a un velo

impercettibile (starei per dire inconsutile),

che fa sentire tutto

dove non passa niente.

 

 

Cari giovani bufali, lettori di bufale (giornalistiche) e amanti della bufala (campana), mi accingo qui innanzi a suggerirvi possibili eventi a cui partecipare nei due mesi a venire, per suggellare la vostra ispirazione al sentirvi uomini di mondo. Tali eventi li ho scelti un po' a caso e un po' per interesse personale e sono per lo più a carattere musicale ma non solo...

 

Di grande importanza due concerti che si svolgeranno all'Estragon di Bologna. Il 26 ottobre torneranno in Italia i P.I.L.(Public Image Ltd), per chi non lo sapesse la band che John “Rotten” Lydon fondò dopo lo scioglimento dei Sex Pistols. Artefici di un post-punk e new wave sperimentale per la fine degli anni '70, sono riusciti a distinguersi nel panorama del genere e a staccarsi dalle vecchie radici per la verve sul palco, l'iconografia dadaista e le composizioni “alternative” rispetto al sound imperante all'epoca.


 

Il 3 novembre sarà invece la volta dei Darkness sempre all'Estragon, e dopo la reunion di questa grande hard rock band e l'uscita dell'ultimo godibilissimo disco direi che varebbe la pena farci un pensierino.

 

Venendo più in zona, con l'inaugurazione della stagione autunnale/invernale del Circolo dei Malfattori di Poggio Berni, i gestori hanno avuto la splendida idea di dedicare alcune serate alla promozione delle realtà fumettistiche italiane con la rassegna FUMETTINCIRCOLO proposta in collaborazione con la fumetteria Master Comix di Santarcangelo di Romagna. La rassegna comincerà giovedì 10 ottobre con Alessandro Baronciani, giovane fumettista pesarese, collaboratore frequente con XL di Repubblica, illustratore dell'etichetta musicale indipendente La Tempesta e musicista degli Altro, gruppo noise rock di Pesaro.


Nelle serate della rassegna a seguire ci sarà l'incontro con altri nuovi talenti quali: Denis Medri, Mabel Morri, Gianluca Pagliarani e Giovanni Barbieri.

 

Per quanto riguarda concerti interessanti mi allieta segnalarvi gli emiliani Massimo Volume, colonna portante di un certo rock italiano che ha scaldato gli animi degli ascoltatori negli anni '90 con le proprie canzoni noise e rock d'atmosfera inframezzate da pure recitazioni poetiche. Saranno sul palco del Bronson di Ravenna il 31 ottobre.

 

Al C.S.A. Grotta Rossa di Rimini invece il 17 novembre arriveranno le NO JOY. Queste due ragazze canadesi sono state “battezzate” dal vivo al primo concerto da Grant Hart degli Husker Du e ricordano molto il genere shoegaze di certe band dell'etichetta Dischord come le Fire Party o anche i Sonic Youth. Per chi fosse curioso non capita tutti i giorni un concerto così economico e vicino.

 

Infine, spendo due parole per il ritorno di un idolo della mia infanzia: Max Pezzali. Il fondatore degli 883 sarà in concerto il 23 novembre al 105 stadium di Rimini per il tour dell'album appena uscito per il ventennale della sua carriera che raccoglie il meglio dei suoi brani. Penso che il locale sarà ripieno di ex giovani nati tra la fine degli anni ''70 e l'inizio degli anni '80 che come me hanno passato la gioventù sconvolti dall'attitudine filoamericana del grande Max che raccontava storie di biker, serate in discoteca andate male e ragazze libertine che si fanno desiderare. Devo ammettere che quando passavi l'infanzia negli anni' 90 a Cattolica e ascoltavi alla radio “Hanno ucciso l'uomo ragno” adoravi 'ste cose. Ora come ora, con un briciolo di maturità mi imbarazzerebbere un po' andare a vederlo, soprattutto perché sono vent'anni che non lo seguo né stimo, ma ho sentito di “bufali” che se lo godranno senza vergogna in prima fila e li rispetto.

 

Per ora chiudo qui con gli eventi in zona e a breve termine ma sappiate che siamo sempre in attesa della reunion dei Fugazi e del tour europeo dei Pearl Jam.

Questa volta care mie tre, fra lettrici e lettori, è stato davvero difficile impugnare la tastiera e riversare sulla pagina bianca delle riflessioni sensate sulla stereotipolandia che ci circonda. In questo numero vorrei trattare un tema molto delicato, ma di cui mi rifiuto di aver timore di parlare. Ogni volta che una donna viene violentata ci sorbiamo la solita caterva di ovvietà, frasi fatte e commenti, ma sinceramente non ho mai sentito la voce di una donna violentata. Non ho mai sentito parlare le dirette interessate, a parte la mai abbastanza compianta Franca Rame. Se ci pensate bene a riempirsi la bocca sono esperti, giornalisti, parenti o amici, mai le donne coinvolte. Tanto e tale è il  terrore strisciante e schifoso che ci attanaglia ogni volta che il tema trattato è quello della violenza sessuale, da renderci incapaci di ascoltare. Se potessimo parlare con le donne che, subita una violenza, si sono comunque riprese in mano la loro vita, non saremmo così passivi. Fingiamo tutte e tutti che il problema non esista, per poi tremare come delle foglie ogni volta che ci ritroviamo sole in una strada più buia delle altre o magari vi sappiamo nostra sorella, figlia o ragazza. Fin da piccole ci hanno insegnato a non passeggiare mai sole. A non parlare con gli sconosciuti e a vestirci adeguatamente se andiamo in un luogo sconosciuto senza uomini come accompagnatori. Insomma signore e signori, ci hanno educate ad avere paura e chi ha paura non fa niente. Ci perdiamo l’occasione di parlare con gli sconosciuti e fare amicizia o magari conoscere altri pezzi di mondo o ricevere gentilezza e cortesia. Ci perdiamo il gusto di assaporare la notte, coi suoi odori e silenzi. Non ci prendiamo la libertà di essere allegre e felici, se non in compagnia, per non dare troppo nell’occhio. Questo fa comodo. A molti. Ho letto un articolo interessante un po’ di tempo fa in cui si parlava della strategia delle emergenze. Le emergenze sono situazioni straordinarie in cui si può derogare alla regola (o ai diritti fondamentali) perché di per sé eccezionale, di breve durata e risolvibile. Ma se si tengono le persone in perenne stato di emergenza si può fare loro di tutto senza che si lamentino, accecate come sono dalla paura di rischiare più di quello che cedono. Il femminicidio, termine che odio, ma ammetto che “essereumanicidio” non è molto carino, e tutte le violenze annesse e connesse popolano le nostre giornate e i telegiornali; ci accompagnano sempre e ci ricordano che l’unico modo che abbiamo per essere sicure che non ci succeda niente è stare a casa e uscire solo di giorno. Stronzate. Scusate correggo il francesismo: fregnacce, schifezze, balle sovrumane. È come dire che si è veramente al sicuro da ogni dolore solo da morti. Non è con la paura che la civiltà progredisce, non è con la paura che vinceremo la crisi economica, politica, etica e istituzionale del nostro paese, non è con la paura che miglioreremo la nostra posizione. E neanche coi martiri, attaccandoci a un pugno di donne coraggiose disposte ad immolarsi per tutte le altre. La nostra società ha distorto il messaggio del cattolicesimo convincendosi che un poveretto ( o dei poveretti/e) con le idee buone debba farsi crocifiggere per lei. Società di invertebrati piagnoni. Un po’ di tempo fa un simpaticone ha invitato gli uomini a costringere le loro mogli a rimanere in casa citando un brano di un testo sacro (ho i miei dubbi che questa non sia piuttosto un’interpretazione in chiave estremista) in cui una donna esce in strada a fare la spesa e viene spaventata a morte da un uomo a volto coperto. Tornata a casa dice al consorte che non metterà mai più piede fuori di casa perché il mondo è troppo corrotto per lei, che è come dire che le donne sono inadatte a questo mondo. Quell’uomo era il marito stesso che per avvicinare la moglie al volere di Dio (ho i miei dubbi che un Dio di qualunque religione possa avere intenzioni simili) l’aveva spaventata al punto da farle rinunciare liberamente alla sua libertà. Io vorrei che davanti a tali “consigli” le donne di ogni etnia e religione prendessero preventivamente a mazzate chiunque le infastidisca, parenti e mariti compresi, mascherati e non. La paura di essere aggredite e violentate è una cosa che non si può cancellare, ma che può essere limitata dal fatto che in strada, là fuori ci stiamo tanto e ci stiamo tutte e tutti, perché il mondo è pieno di persone per bene. A questo proposito vi cito la bellissima pagina facebook: Unbreakable, link ufficiale di Project Unbreakable. Una fotografa ha ritratto ragazze e ragazzi che hanno subito delle violenze a sfondo sessuale, con in mano un cartello su cui loro hanno scritto le parole che lo stupratore diceva mentre le o li violentava, o le offese sciocche e bigotte che hanno ricevuto da poliziotti o personale sanitario una volta ricoverate/i all’ospedale. Parlano ancora gli aggressori, ma è un passo avanti. Da questi cartelli emerge tutta la bassezza di queste creature vomitevoli. A nessun uomo o donna verrebbe voglia di giustificarli o solidarizzare con loro. Sembrano delle istantanee di un momento privato a cui nessuno vorrebbe assistere, ma a cui DOBBIAMO COMINCIARE AD ASSISTERE per smettere di avere paura, per ridurre quel gesto a quello che è: un meschino atto di violenza. Ridurre le troppe filosofie, castelli in aria, discorsi o moralismi per lavarci la faccia con la realtà delle cose: si tratta di una maledettissima scopata a danno di un essere umano. Per guardare veramente in faccia alle donne e agli uomini stuprati, ascoltarli e vincere la paura di subire la stessa sorte vi do uno spunto: ne La casa degli Spiriti di Isabelle Allende c’è un dialogo che quando lo lessi da ragazzina mi sconvolse, troppo giovane per comprenderlo. Alba è appena stata messa in carcere con altre ragazze, si tira quasi un sospiro di sollievo perché fino a quel momento è stata torturata e stuprata. Lei pare lasciarsi andare con le amiche e raccontare cos’ha vissuto, ma viene quasi zittita, tutte hanno subito lo stesso trattamento, tutte devono andare avanti e tutte ce la faranno. Non sto minimizzando, sto solo dicendo che quando da bambini avevamo paura di percorrere il corridoio buio perché avevamo paura che ci fossero i mostri non avevamo torto. Quando i nostri genitori ci hanno costretti a passarci in mezzo non ci hanno insegnato che non c’era niente di cui avere paura. È vero, quella volta non c’erano mostri, ma chi ci dice che per tutta la vita, nei corridoi bui della nostra esistenza, non ci saranno mai persone pronte a farci del male? Quello che i nostri genitori ci hanno insegnato è a percorrere quel corridoio, nonostante la paura, perché in questo modo si vive, si raggiungono gli obiettivi e si può toccare l’interruttore della luce, che dissipa i dubbi e ci lascia coi nostri ricordi ed esperienze. Ragazze e Ragazzi ce la possiamo fare, davvero. Proprio noi. Il mondo è un luogo troppo bello in cui passeggiare per stare a casa attaccati al computer. Le persone violente possono davvero finire in prigione. Si tratta di scegliere.

P.S.: Sono felice che Il Rosa mi fa schifo sia arrivato al suo terzo articolo. In ognuno di questi ho cercato con tutte le mie forze di coinvolgere uomini e donne per parlare di una parità di diritti che non è uguaglianza. L’uguaglianza è noiosa e fittizia, dato che nessun essere umano nasce uguale ad un altro, ma la parità di diritti davanti alla legge, alla coscienza e nella società permette arricchimento reciproco, meno ansie o frustrazioni e favorisce la collaborazione. Spero davvero che questa rubrichetta riesca ad interessare gay, trans gender, etero, ermafroditi ovvero le PERSONE.

Lorena Fonti

In concomitanza con la festa di inaugurazione del nuovo anno associativo l'Associazione culturale Il Tassello Mancante è lieta di invitarti a Eco-librarsi, il green festival più creativo della provincia di Rimini.

Tanti gli interventi previsti durante le due giornate, che vedranno la partecipazione di numerose realtà locali attive nel campo del riciclo e riuso di materiali e delle pratiche eco-sostenibili.
Vieni a divertirti, a informarti e a dare il tuo contributo al Festival: la partecipazione è gratuita!

PROGRAMMA:

Venerdì 4 ottobre

ore 21.00: proiezione del documentario "There's no tomorrow" a cura de Il Velo di Gaia (https://www.facebook.com/ilvelodigaia?fref=ts).

“Dobbiamo rispolverare l'umiltà, imparando dalla natura e dal passato, smettendo di ignorare la realtà e il presente. Altrimenti, per noi, non ci sarà nessun domani.” (dall'introduzione al video).
A seguire dibattito pubblico e corner informativo a tema.

Sabato 5 ottobre

dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 18.30: (sala piano terra c/o Casa della Cultura, Via Sicilia 59 Riccione): mercatino-scambio dell'usato/vintage.
Per partecipare al mercatino contatta Debora al 335 6237140 e porta con te 5 oggetti che non usi più (vestiti, scarpe, oggettistica, materiale audio-video, libri, riviste ecc.).
Tutti gli oggetti, purché in buono stato, verranno valutati e catalogati dal comitato di accettazione, in base al quale potrai barattare i punti-qualità che riceverai in cambio con merci di pari valore!
È inoltre prevista la partecipazione di Le Civette Vintage (www.lecivettevintage.com) con  esposizione e vendita diretta di vestiti e accessori vintage per tutti i gusti.
Partecipa al mercatino: ti rifai il guardaroba e ti diverti gratis!

dalle 10 alle 11.30 (sala 1° piano): 1° turno del laboratorio handmade di riciclo creativo della plastica a cura di Laura Bartolini (Rifiò)
dalle 11.45 alle 13.15 (sala 1° piano): 2° turno del laboratorio handmade di riciclo creativo della plastica a cura di Laura Bartolini (Rifiò)
(www.rifio.it)

N.B. Il laboratorio ha un costo di 4,00 € a partecipante e partirà con un minimo di 8 iscritti. Il termine ultimo per iscriversi è giovedì 3 ottobre.
Per partecipare è necessario confermare la propria presenza chiamando Debora al 335 6237140 e comunicare a quale dei due turni si desidera partecipare.
Tutti i partecipanti dovranno portare con sé forbici e fustini vuoti di detersivi e/o bottiglie di plastica!

dalle 15.30 alle 16.15: presentazione delle novità per il terzo anno de "Il Bufalo" a cura di Jacopo Galavotti ed Enea Conti, con i redattori del Bufalo.

dalle 18.30 alle 20.30: apericena bio a cura di Il Circoletto, Cattolica (www.facebook.com/pages/IL-CIRCOLETTO/124597974217607)

Durante l'apericena potrete gustare le seguenti proposte, tutte rigorosamente biologiche:
- Cous cous di grano integrale con verdure servito in barchette di bambù
- Raviggiolo cesenate accompagnato da Saba e confettura di zucchine, cipolle e peperone rosso
- Crostone di pane integrale ai pomodorini e capperi
- Semini di girasole tostati con salsa di soia
- Succo d'uva biologico con o senza prosecco
- Infuso fresco ai fiori di sambuco biologico e limone

È gradita la prenotazione al 335 6237140 entro il 3 ottobre.

dalle 20.30 alle 21.00: Inquilini del mondo, letture eclettiche tra uomo e natura da Henry David Thoreau, Giacomo Leopardi, Sylvain Tesson, Girolamo Savonarola, Franco Arminio. A cura di Jacopo Galavotti e Lorena Fonti. Accompagnamento musicale di Ilaria Mignoni (violino)

dalle 21.00: Danze folk provenzali a cura di Mazurke clandestine!

Eco-librarsi avrà luogo presso la “Casa della cultura”, sede dell'Ass. Il Tassello Mancante, via Sicilia, 59 Riccione.