Le parole vanno con tutti, ma hanno dei sentimenti. Manifesto contro la domanda A12 del test INVALSI

 

Per chi non lo sapesse, da diversi anni l'esame finale della scuola media inferiore include una prova denominata INVALSI. In previsione dell'inizio del nuovo anno scolastico sono a proporre all'attenzione della S.V. il mio

 

MANIFESTO contro la domanda A12 del Test INVALSI di Italiano 2012, ovvero contro le domande a risposta multipla nell'analisi della letteratura.

 

Riassumo il racconto di Carlo Castellaneta scelto per la prova di Italiano 2012.

Un anziano signore decide di mettere in vendita la sua collezione di francobolli: è solo e perciò non avrebbe nessuno a cui lasciarla. Mette un annuncio sul giornale e riceve due telefonate. Inaspettatamente, il fatto che qualcuno possa telefonargli per cercare proprio lui lo emoziona tantissimo. Neanche a dirlo, dopo questa scoperta, di vendere i francobolli non gliene importa più nulla. A questo punto si inventa un gioco: mettere annunci di oggetti che non possiede per ricevere telefonate e stabilire, così, un debole contatto umano (tra i pochissimi che ha avuto nella triste vita). Prima un'automobile di lusso e poi addirittura un «brillante» di «inestimabile valore». In conclusione (scusate la brutalità della sintesi), la polizia lo trova in casa senza vita. Castellaneta ci lascia capire che è stato ucciso da un ladro, intenzionato a sottrargli proprio quel gioiello, che era stato inventato come moneta di scambio per poche fugaci parole al telefono.

 

Scorrendo il test vi imbatterete nella domanda “A12”:

«Qual è la differenza più importante fra quello che il protagonista mette in vendita nella prima offerta e quello che mette in vendita nelle offerte successive?». (Il corsivo è mio).

Scorriamo le possibili risposte, tralasciando le prime due, che sono palesemente errate e prive di senso. Restano la C e la D e ve le propongo:

«C) Nel primo caso offre qualcosa che possiede, negli altri casi offre qualcosa che non possiede»;

«D) Nel primo caso mette in vendita qualcosa di poco prezioso, negli altri casi oggetti di grande valore».

Ora confesso che avrei risposto “C”. E avrei risposto giusto, perché so che cosa vogliono sapere quelli che hanno scritto la domanda, cioè che i ragazzi siano in grado di stabilire la differenza logica su cui il racconto costruisce la sua paradossale vicenda. Ma è qui che vacilla la proprietà di linguaggio degli autori del test. Infatti, ripensandoci, ci stanno chiedendo la differenza più importante, ma senza precisare per chi tale differenza dovrebbe essere importante. Occorre quantomeno stabilire un concetto di importanza a cui adeguare un simile giudizio, cosa che prevederebbe l'esistenza di valori condivisi tra gli studenti, poiché, fino a prova contraria, l'importanza è un fattore morale e non logico, oltreché ampiamente opinabile.

Siccome in definitiva il vecchietto non vende nemmeno l'unico oggetto che possiede, dal suo punto di vista, non ha alcuna importanza che possieda o meno anche i successivi che mette in vendita. È importante da parte sua che essi siano di maggior valore, così da attirare più telefonate possibile, non vi pare? A mio modesto parere che il brillante esistesse o no è importante per il ladro, non per noi (per quanto ne sappiamo avrebbe potuto uccidere il malcapitato anche dopo che gli avesse consegnato il prezioso oggetto, e comunque è assai plausibile che non sarebbe nemmeno entrato in quella casa senza aver letto l'annuncio).

Per tale motivo sostengo e difenderò fino alla morte che la risposta “C” è la risposta che avrebbe dato il ladro.

 

Ogni persona onesta avrebbe dovuto rispondere “D”, essere fedele a quel misero vecchietto (per fortuna io il test non l'ho fatto, il mio esame di terza media risale ai tempi in cui detto test non esisteva).

 

Per le ragioni summenzionate richiedo che la domanda venga riformulata nella seguente maniera:

«Qual è la differenza più importante, dal punto di vista del ladro una volta entrato in casa, fra quello che il protagonista mette in vendita nel primo annuncio e quello che mette in vendita nelle offerte successive?» od altrimenti sia interdetto lo svolgimento di pubbliche funzioni agli anonimi e malvagissimi autori del test denominato INVALSI!

 

P.S.

Sia fatto salvo il mio tono scherzoso, di falsa polemica e da filosofia da bar. Il problema è che a rispondere ai quiz finisce che la risposta è sempre C, ma è anche sempre D. Ed è contemporaneamente C e D, come sempre è la letteratura, meravigliosa macchina di costruzione e rappresentazione dell'ambiguità. Mi auguro che dai risultati dell'INVALSI non venga nulla di male a chi lo ha sostenuto. Comunico la mia stima a chi ha risposto D per protesta, pur sapendo che la risposta era C. Vorrei che i quiz scomparissero dalla faccia della terra per poter porre in pace le mie questioni di lana caprina, senza limiti di scelta, tempo, numero. E che i ragazzi delle medie si leggessero un racconto in pace, magari, senza doverlo trattare come un articolo scientifico o una cavia da sezionare.

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