Anche quest'anno è finita, per fortuna. Per fortuna ma non troppo però, perché tutto sommato quest'edizione del festival di San Remo mi ha finalmente portato a riflettere che valga la pena parlarne. Perché dopo tanti anni di falsi formalismi, prevedibilità e paté-tismi (pateticità sparsa in lungo e in largo come il paté sul pane vecchio e ammuffito), ci sono stati in quest'edizione del festival di San Remo anche novità e cambiamenti.
Non sono mai stato fan di tale spettacolo e negli scorsi anni correvo ai ripari durante il periodo della manifestazione un po' come ho sempre fatto anche per Miss Italia o il Capodanno di Raiuno: manifestando spocchioso snobismo e ingiustificata superiorità intellettuale condita d’ipocrita non curiosità, poi tutti ne parlavano, mi volevo informare e giustamente venivo meno al mio fioretto pentendomi comunque sia della mia precedente altezzosità che poi della mia debolezza.
Quando sono venuto a sapere che quest'edizione sarebbe stata condotta da Fabio Fazio e Luciana Littizzetto, mi sono invece stupito benevolmente, consapevole che avrebbero potuto migliorare e anche rendermi interessante il programma.
Già nei giorni antecedenti si respirava un’aria di rivoluzione: non più “veline” o “supergnocche” straeleganti che si sforzano di possedere un talento canoro (che non hanno) a fare la co-conduzione ma una donna “normale”, semplice, diretta e non remissiva che ha condotto in maniera equa e paritaria il programma con Fazio e ha decostruito piacevolmente i canoni sanremesi a cui schiere di famiglie annoiate davanti alla tv si sono sempre abituati. La Littizzetto ha distrutto ogni pretesa di eleganza, falso formalismo e bigottismo tipico del festival rompendo gli schemi con la sua verve naturale, il suo umorismo ma anche la sua intelligenza e i temi che in alcuni monologhi ha voluto evidenziare, come ad esempio il bellissimo e quanto mai necessario intervento sulla violenza sulle donne che ha fatto in ricorrenza della festa di San Valentino. E per una volta ci siamo evitati gli scandali prodotti ad hoc necessari a riempire i tabloid del giorno dopo solo per rilanciare edizioni fiacche e noiose con scene come “la farfallina di Belen”. Che poi i giornalisti hanno comunque avuto di che parlare, vista la coincidenza dello spettacolo con lo scadere della campagna elettorale generalizzata per le elezioni del 24-25 febbraio.
Giorni prima dell'inizio del festival, infatti, Silvio Berlusconi, che come suo solito fare appariva un po' ovunque in televisione, ha criticato in numerose occasioni la “sbagliatissima” scelta di fare il programma a ridosso delle elezioni e di come potesse essere facile veicolo di “propaganda di sinistra”, pertanto a suo dire il festival “andava postato”. E giustamente Fazio replicò beffardamente “ci dica dove!”.
Poi si è montato un gigantesco insulso dibattito sull'argomento in ogni talk show all'annuncio dell'esibizione di Maurizio Crozza, invitato a fare un monologo comico nella prima puntata del festival. Si sapeva già che sarebbe sfociato tutto in uno scandalo politico per smuovere la campagna elettorale – anche con tutte le buone intenzioni di Fazio per evitarlo – e così è stato, con i manifestanti del centrodestra che hanno protestato e fischiato il comico all'inizio del suo intervento cercando di interrompere lo show e rischiando quasi di rovinare la kermesse. Ma diciamolo chiaramente: Crozza sarà pure di sinistra, ma non ha pietà per nessun colore politico e dopo esser stati allontanati i manifestanti, l'ha dimostrato con molta più dignità dei suddetti. E poi San Remo è sempre stato lo specchio dell'attualità e della situazione socio-culturale italiana e in un varietà simile, in cui la musica non ha mai avuto il solo primato di interesse, mi sembra insulso criticare che la politica non potesse nemmeno indirettamente entrare sottoforma di spettacolo. La satira è sacra e fondamentale e merita ben più rispetto se fatta da professionisti di chi è politico di professione e cerca di fare il comico.
Chiuso lo scandalo politico, il festival va liscio come l'olio e per fortuna riporta l'attenzione sull'aspetto musicale. L'idea innovativa quest'anno è stata anche quella di far proporre agli artisti “big” due canzoni e poi far scegliere al televoto la migliore che avrebbe dovuto continuare a gareggiare. In questo contesto qualcuno si è attrezzato proponendo dichiara temente un pezzo buono e un pezzo insignificante per facilitare la scelta, come ha fatto Daniele Silvestri, ma ci sta, è una strategia. In altri casi la scelta del pubblico ha premiato il pezzo a mio parere peggiore rispetto all'altro proposto dallo stesso artista, come nel caso dei Marta Sui Tubi, band che stimo tantissimo, il cui primo pezzo scartato poteva valere ben più del pezzo promosso. Si sa pure questo, il televoto è come la democrazia, citando gli Zen Circus: semplicemente non funziona. Così hanno avuto la meglio le solite ridondanti canzoni smielate e cariche di facili sentimenti composte sui soliti quattro accordi del pop che si ripetono un po' in tutti i successi. Marco Mengoni ha vinto e tutto sommato, per quanto mi facesse schifo il pezzo, devo riconoscere che ha talento da vendere e spero sempre possa migliorare. Devo invece fare una menzione speciale per “La canzone mononota” di Elio e le storie tese, geniale. Un pezzo scritto dichiaratamente per ammettere che non importa scrivere cose complicate nelle canzoni e con la nota giusta è possibile ottenere in maniera economica tanto rendimento col minimo sforzo. Effettivamente la canzone ha nel registro vocale quasi sempre una sola nota ma gli Elii non ci illudono di aver composto un pezzo semplice, anzi hanno sviluppato una complessa e vincente successione di cambi di tempo, stravolgimenti di ritmo e “arie” e citazioni, descritte poi dal testo stesso cantato dal leader nel frattempo che vengono eseguite. La giuria di qualità interna al festival ha confermato che il pezzo poteva ritenersi, dal punto di vista compositivo superiore a qualsiasi altro presentato e se non fosse stato per il maledettissimo televoto poteva benissimo andare oltre il comunque meritato secondo posto.
Altri sempre personalissimi e discutibilissimi appunti musicali li faccio su Raphael Gualazzi che continua a proporre brani intensi e non banali e su Maria Nazionale che ci ricorda come, nonostante il mio disprezzo per la musica napoletana, questa fetta di cultura popolare non và ignorata soprattutto se la si esegue col giusto talento e se il pezzo è composto da gente di alta caratura come Peppe Servillo degli Avion Travel. Mi dispiace di non aver potuto ascoltare i giovani in gara, non ho avuto la “scimmia” sfrenata a tal punto da stare incollato tutte le sere davanti alla tv. Pertanto chiudo queste mie doverose e un po' presuntuose riflessioni sottolineando che il festival di San Remo non smetterà mai di funzionare, e se si seguiranno ancora le linee guida dell’ultima edizione, anche con qualche miglioramento, magari qualche contribuente troverà migliori giustificazioni per pagare il canone. Viva Fazio, viva la Littizzetto e abbasso il televoto.

Gruno Ballis

P.S.
Sull'argomento dei quattro accordi fondamentali per scrivere un successo pop cercatevi su youtube “Axis of awesome – the four chord song”, semplicemente epica.

Sezione: 

Numero: