Le parole vanno con tutti

MALINTESI PASSATI SOTTO SILENZIO

Riconosco di ripetermi spesso, ma, purtroppo, non posso evitare di pensare amaramente alla completa anglicizzazione del nostro vocabolario. Vorrei parlare in questo numero della diffusissima, banale quasi, espressione mass media. Essa sta a indicare tutti i mezzi di comunicazione finalizzati a raggiungere un grande numero di persone. Nell'elenco (senza considerare cinema, fumetti e altre forme artistiche e creative non giornalistiche) rientrano internet, la televisione, la radio, la stampa (le ultime due regredendo progressivamente allo stato di passatempi di nicchia o volantini politici).
Maniacale nella mia ricerca del pelo nell'uovo, mi scopro a pensare che in questa parolina composta si nascondano ben due sottintesi, due messaggi che compongono una nebulosa di significati non lusinghieri per gli utenza dei suddetti “media”.
La mia attenzione si rivolge dapprima a quel “mass” che corregge il tiro del semplice mezzo di comunicazione. Esso, diventando “mezzo di comunicazione di massa”, indica una potenziale omologazione degli utenti, o, quanto meno, una loro potenziale riduzione a dato statistico. Che questa statistica sia, sostanzialmente, una statistica di mercato, me lo suggerisce la sempre più allarmante frequenza di messaggi pubblicitari disseminati in ogni angolo di schermi, pagine web etc...
Mi accorgo, poi, che l'idea stessa di “medium” contiene in sé due indicazioni interessanti: la prima si lega alla considerazione precedente, cioè esso indica qualcosa che sta in mezzo, equidistante da ognuno dei fruitori (ma “equidistante” significa alla stessa distanza, cioè lontano da tutti); la seconda è che non si possa ingenuamente ritenere che il termine “mezzo”, come sinonimo in questo caso di “strumento”, sia innocuo o innocente. Da che mondo è mondo lo strumento è di qualcuno che lo usa a suo favore, lo strumento è strumento “per”. Il caso dei mezzi di comunicazione è inevitabilmente ambiguo: chi usa la televisione?, chi usa internet? (anche qui, internet è oggetto o soggetto? Ai posteri l'ardua sentenza). Gli utenti usano i media alla stregua di proprietari di siti, testate, canali televisivi? I giornalisti usano i telegiornali quanto i direttori delle reti o quanto le aziende che comprano i loro spazi pubblicitari? Mi rendo conto ancora una volta che provando a rispondere finisco per deplorare il liberismo, e sbaglio, sbaglio maledettamente, perché sono troppo sospettoso, al limite del volgare.
Mi viene voglia di concludere questo discorso, nella speranza di aver adeguatamente spiegato come sia “mass” che “medium” siano due piccole sottili insinuazioni offensive. Ma ho ancora due cose da dire: la prima è che malgrado io abbia parlato di anglicizzazione, in realtà “medium” è una parola latina (di conseguenza, e credo giovi dirlo, io non la pronuncio /'midia/ ma /'media/, ma sono affari miei), la seconda è in realtà una domanda: perché nelle enciclopedie la letteratura, inclusa nella categoria di “stampa” è considerata un mezzo di comunicazione di massa? È certamente di massa (nonostante tutto), e comunica, eccome se comunica, ma dimentichiamo la cosa più ovvia! La letteratura non è un buon medium, non... non funziona... anzi non serve, mi pare, a niente. O quasi.

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