25 novembre 2012: Una marcia per (R)esistere - Intervista all'assessore Nadia Rossi

 

Una bambina, adeguatamente sollecitata da Filippa Middleton, ha dichiarato alle natiche più famose d’Inghilterra, che il rosa e le principesse la disgustavano. La nobildonna ha risposto sorridendo magnanima e affermando che, cresciuta, l’impertinente avrebbe sicuramente cambiato idea. A quel punto un’altra giovane anarchist ha candidamente schifato le fate. Dei miti. Mi risuonava nelle orecchie God Save the Queen dei Sex Pistols mentre mi godevo il video. Quante saranno nel mondo le bambine che non hanno nessuna intenzione di immedesimarsi con delle smidollate e imbranate da salvare? Migliaia. Lo ha capito anche la Pixar, che ci prova con la sua maschiaccia Merida, protagonista di The Brave. Signori, un po’ di fantasia, Mulan l’avevamo già vista, potreste evolvervi ad un Pokemon di livello superiore, se solo metteste in scena una ragazza che vince facendo la ragazza, non la uoma(n). Ormai il modello culturale dell’RCPP (rosa, casta e principessa paziente) è OUT. Le giovani donne non sono più disposte come una volta a ricoprire il ruolo subalterno delle mantenute, delle indifese da proteggere, delle Penelope in attesa. Considerato che il primo figlio potranno farlo a 50 anni, non cullano bambole, ma si iscrivono a corsi di auto difesa, si laureano e lasciano i ragazzi a casa mentre fanno gli Overseas. Insomma, dichiarano guerra agli uomini, o meglio a quelli fra loro che fanno parte della categoria invertebrati e che rispondono, citando gli articolo 31 di tanti anni fa “Guarda quella tipa lì, si vestono così poi si lamentano, puttana vieni qui!  Principessa di ‘sto cazzo dove vai?” Le cifre ci parlano di una vera e propria guerra in corso nelle famiglie, italiane o d’acquisizione, all’interno delle case, più che nei vicoli bui.

“I dati che emergono dall'ultimo rapporto ONU sono davvero preoccupanti. In Italia e in Europa, la violenza in famiglia è una realtà molto diffusa, ma anche poco denunciata: il 76% delle violenze nel nostro Paese avviene tra le mura domestiche a opera di ex partner, mariti, compagni o persone conosciute ed è la causa del 70% dei femminicidi. Ogni giorno, in Europa, sette donne vengono uccise dai loro partner e in Italia, nel 2011 sono morte 127 donne, il 6,7% in più rispetto al 2010. Di questi omicidi, 7 su 10 sono avvenuti dopo maltrattamenti o forme di violenza fisica o psicologica. E per il 2012 sono già 101 le donne uccise”. (Fonte: www.Cgil.it)

Non ho paura di affermare che se il fenomeno ha assunto queste proporzioni significa che la falla è nell’educazione italiana. La nostra società è malata, retrograda, maschilista e violenta. Il linguaggio parlato, quello visivo della televisione, tutto concorre a generare violenza, prima verbale, poi psicologica e infine fisica. Il rapporto sessuale è il possesso, l’amore è la conquista (si conquistano le città, non le persone), le ragazze per strada sono additate, fissate, seguite e spaventate, addirittura la pubblicità del salame mette come commento all’immagine di una bimba ammiccante e di un bimbo accondiscendente la scritta “L’uomo è cacciatore”. La nostra “cultura” non è solamente il Colosseo, è Belèn Rodriguez a Sanremo, è Ruby ospite d’onore in discoteca, subito dopo mostrata incinta, è la teoria dell’“utilizzatore finale”, sono le Winx di Iginio Straffi, paradossalmente l’unico disegnatore di cartoni animati in grado di tenere testa alle produzioni americane. Le donne sono CONTINUAMENTE presentate dai media come oggetto di consumo. Ne abbiamo parlato con Nadia Rossi, una donna che prima che assessore alle Politiche di Genere del Comune di Rimini, è una madre e una persona impegnata da anni in tutto ciò che riguarda il Bene Comune (dicesi Politica, quella vera e bellissima).

In un tempo in cui molti scioperano e altrettanti affermano che i movimenti di piazza e le manifestazioni non servono a nulla, a cosa serve una " Rimini in cammino contro la violenza sulle donne"? Quali sono i risultati che vi siete prefissi?

Dopo un lavoro di formazione ed informazione in materia di pari opportunità, dopo la riapertura della Casa delle Donne, dopo la partecipazione a due bandi ministeriali sul supporto all'attività dei
centri antiviolenza, abbiamo creduto opportuno sollecitare la nostra comunità: a fronte di un bollettino di guerra che ci parla di violenze quotidiane contro le donne, vogliamo che il nostro territorio risponda in modo corale e determinato rifiutando ogni forma di violenza di genere  - contro le donne, in generale, e contro ogni violenza legata ai generi (omofobia e transfobia). 
In questo modo crediamo che possano aumentare la sensibilità e l'attenzione al problema della violenza così da modificare progressivamente quei retaggi culturali che ancora legittimano rapporti di dominio e portare ad un nuovo modo di relazionarsi nella sfera affettiva e sociale.

Cosa significa essere assessore alle Politiche di Genere in una città come Rimini? Come si sta muovendo il Comune per prevenire fenomeni di misoginia e come vi confrontate con una crisi che riporta le donne in casa isolandole nuovamente, condannandole alla dipendenza economica?

Oggi, fare l' assessore o stare in politica, significa dover affrontare molteplici problemi che si susseguono in un periodo storico molto complicato, di crisi (sia economica che identitaria) come questo. Periodo che vede la figura femminile come quella che paga per prima: la crisi porta ad un'ulteriore compressione dei diritti nella sfera del lavoro e alla perdita dello stesso, soprattutto da parte della donna, che così torna in casa con buona pace di ogni percorso di autonomia ed indipendenza. Si tratta, quindi, di lavorare tanto per il lavoro e anche per la conciliazione tra tempi di lavoro e tempi di vita. Sul piano culturale, per esempio, oltre ad una costante attività informativa, abbiamo anche approvato e firmato con i grafici e le agenzie di comunicazione - primi in Italia – un protocollo contro la pubblicità sessista e l' uso lesivo dell' immagine femminile.
 

Che cos’è e cosa fa la "Casa delle Donne"?
 

La Casa delle Donne è stata riaperta nel dicembre dello scorso anno con un'operatrice dipedente del Comune di Rimini, dalle 9 alle 13, dal lunedì al venerdì. 
È un punto informativo: quindi, una donna che ha necessità di informazioni sui servizi del territorio (sociali, legali, anti violenza, mobbing, lavoro) può rivolgersi alla Casa delle donne e verrà messa in contatto con il servizio competente con tanto di appuntamento. Può rivolgersi allo stesso anche per la compilazione di curriculum.  Dall' 8 marzo 2012, ogni giovedì, dalle 14.30 alle 16.30, è attivo presso la casa il servizio per donne che sono vittime di violenza, garantito gratuitamente dal centro anti violenza provinciale ROMPI IL SILENZIO.

 

A Rimini, le donne oggetto, o meglio SOGGETTO vittima, di violenza, denunciano
o rimangono per la maggior parte nell'omertà?

 

In questo ultimo anno i dati rilevati indicano un sensibile aumento delle donne che si presentano ai servizi per un sostegno e che denunciano violenze: la maggior parte di esse avvengono all'interno delle mura domestiche. Quindi, sono convinta che la consapevolezza e l'informazione siano necessarie per contrastare questo fenomeno che è diventato un caso sociale. Il nostro territorio sta facendo molto in tal senso; la nostra regione è un territorio consapevole, vivo, civile ed attento.

Come pensa si possa intervenire per dirottare la nostra cultura italiana e quella degli immigrati, che in Italia trovano casa, verso un rifiuto alla misoginia?

Purtroppo in quasi tutte le culture del mondo ci sono tratti di misoginia o, comunque, di subalternità della donna: ripeto, è un problema atavico, un'antica cultura del dominio che si manifesta in tutti i paesi, certo in forme più o meno gravi, e che va con forza combattuta per evitare la regressione
della nostra società.
Si tratta di lavorare sul piano culturale ed educativo scardinando ogni stereotipo o luogo comune che consideri un essere umano inferiore ad un altro e, nel contempo, sottolineare e valorizzare le differenze.

Lei è madre. Come protegge suo figlio dal modello televisivo della donna italiana "o cozza o prostituta"? Quanto è importante coinvolgere (e non vedere come avversari) la metà del cielo con la barba?

Dobbiamo dare gli strumenti ai giovani affinchè, come dicevo, rifiutino ogni cliché, imparino a capire le differenze ed a valorizzarle. Dobbiamo anche educare all'approccio all'informazione, far comprendere i dispositivi mediatici, la costruzione che essi fanno del senso comune. La realtà è fatta di relazioni, di scoperta, di sperimentazione, non di certezze virtuali.
 

Faccia ai lettori del Bufalo un bell'appello: perchè il 25 devono presentarsi alle 14.30 al GIARDINO DELLE MIMOSE?
 

La camminata del 25 è un giorno di consapevolezza e di festa: di conoscenza necessaria di un fenomeno e della sua entità ma anche di incontro, un ritrovarsi per liberare nuove energie nella costruzione di una società migliore, di eguali nella differenza.
Vi aspetto, tutte e tutti

 

P.S. Il video su Filippa Middleton http://crazyhappyhour.myblog.it/archive/2012/10/27/pausa-odio-le-principesse-pippa-middleton-promuove-il-suo-li.html#.UJ1DNeQmadc

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