Editoriale

 

Tra i fumi di un torrido agosto, mi sono messo a scrivere per aprire un nuovo numero di questo nostro Bufalo e, nel farlo, ho pensato di non poter evitare di cominciare con una premessa: ho passato due mesi di questa estate lontano dall'Italia, lontano da gran parte di quella che usiamo definire 'civiltà', potrei dire. No, non certo in Groenlandia, ma nella piovosa campagna irlandese, «a sei chilometri di curve dalla vita».

Sembrerà che lo dica per darmi delle arie, ma, al contrario, vorrei giustificarmi se mi sono trovato nell'imbarazzo di chi, non avendo guardato un telegiornale italiano per lungo tempo, si è ritrovato oberato di compiti per casa e ripassoni a tappe forzate peggio dell'esame di maturità. Non si sa a cosa dare la precedenza, di quale sito scorrere l'archivio per primo. Neanche a dirlo, nella maggior parte dei casi, è bastata l'home page a far precipitare gli arti superiori: la crisi economica, la crisi ecologica, le tasse e poi la Siria, santo cielo, la Siria!

Per fortuna noi del Bufalo non siamo giornalisti e se non siamo i primi a dare le notizie, ci accontentiamo di riflettere un po' insieme a voi lettori sopra a quello che sentiamo, vediamo, leggiamo, anche col ragionevole ritardo dei nostri tempi di pubblicazione.

Comunque sia, nel giro di pochi giorni, due notizie hanno attratto la mia attenzione in modo particolare. La prima (e forse più scontata) è stata l’esosa condanna (con motivazioni non troppo coerenti) a due anni di reclusione alle punk russe Pussy Riot, colpevoli di aver inscenato una preghiera punk contro Vladimir Putin (sacrosanta, è il caso di dirlo) nella maggiore cattedrale ortodossa moscovita (il massimo che gli si poteva imputare era il cattivo gusto del gesto, ma è un reato che non mi sento di condannare anche perché, se esistesse, temo che Riccione verrebbe interamente murata e trasformata in carcere permanente). Ma in fondo non è poi così grave: stiamo parlando del paese che ha ucciso Anna Politkovskaja. O no? (Se avete fatto di sì con la testa, non compiacetevi troppo: il nome di Ilaria Alpi vi dice ancora qualcosa?).

La seconda notizia è che il 22 agosto, Earth Overshoot Day secondo il Global Footprint Network di Londra, abbiamo consumato tutte le risorse prodotte nel 2012, il che significa che per i quattro mesi successivi abbiamo firmato una cambialona alla Fantozzi, un globale “pagherò” ecologico da caricare sulle spalle dei nostri figli e nipoti. Non mi sentirete spesso fare discorsi ambientalisti, ma questo dato è davvero preoccupante, specie se, come mi pare di vedere, non ci sono sensibili inversioni di rotta nel nostro stile di vita.

Passati i primi giorni di sudore per rifare l'abitudine al nostro clima ormai tropicale, ho potuto dedicarmi anche alla ricognizione, non più solo telematica, di ciò che accade qua attorno. La vita che mi scorre sotto gli occhi, nella riviera che chiamo casa, in generale, non ha regalato particolari sorprese. La “stagione” per antonomasia è ancora quella di anni ed anni fa. Lavoro nero, traffico a singhiozzo, albergatori depressi e baristi drogati (per reggere il ritmo, s'intende): tutte cose che la crisi economica globale pare scaraventarci sulla faccia più aspre e insopportabili. Sì, perché a “fare la stagione”, come si dice, si guadagna sempre meno. Si sente raccontare di ragazze ucraine che rassettano le camere per tre euro all'ora. Viene da chiedersi se i turisti le guardino mai bene in faccia, le ragazze che gli cambiano le lenzuola, chissà se le vedono le occhiaie (non quelli di loro che magari le occhiaie le hanno per le ore piccole fatte in discoteca, che devono abbandonare il letto scocciati, per farselo rifare). Forse qualcuno inizierà a domandarsi dei loro orari folli, dei loro diritti calpestati e, in quel momento, Rimini e Riccione nell'immaginario collettivo cambieranno, inesorabilmente. Senza moralismi, ma a nessuno è venuto in mente di rimettere le mani sulle politiche del lavoro stagionale? Di chiedersi dove andrà la nostra riviera? Le presenze calano a vista d'occhio: dopo la villeggiatura e il boom del divertimentificio, il prossimo passo di Rimini e Riccione è un baratro profondo, il turismo museificato. Qualcuno se n'è accorto? Dico a voi, signori sindaci, voi, ve ne siete accorti?

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