Le iscrizioni sono tante, non mancano i fuorisede. Per questo è arrivato il momento di incentivare gli studenti universitari a diventare parte integrante e attiva della città.

 

Elogiata e bistrattata, la laurea. Motivo di ambizione o soggetta a totale diffidenza l’iscrizione all’Università: lo stato di salute degli atenei italiani è incerto, ma il dato di fatto che rimane è tangibile, visibile: l’Università è dentro le città con le sue strutture, vecchie o nuove che siano, con i suoi docenti, con i suoi studenti. Che non sono solo frequentatori dell’aule, che non sostengono solo gli esami. Ci sono studenti fuorisede che fanno girare l’economia delle città in cui si sono trasferiti. Ci sono studenti che formano associazioni e partecipano attivamente alla vita politico-culturale della città al di là delle aule e dei corsi, studenti fuorisede che si integrano pienamente nella città che li ospita. E poi c’è un'altra prospettiva da considerare: intere aree cittadine che vengono urbanisticamente rinnovate con la realizzazione di campus e infrastrutture utilizzate dai dipartimenti. Sono tutti aspetti universali e che per questo interessano anche Rimini e potenzialmente la sua provincia: abbiamo cercato di fare un breve punto della situazione sull’Università riminese, nella fattispecie uno dei campus “decentrati” dell’Alma Mater Studiorum di Bologna. Della situazione attuale della sede romagnola abbiamo parlato con il professor Antonello Scorcu, docente di economia politica e coordinatore generale del campus riminese.


 

Partiamo da un aspetto, quello dei fuorisede, considerando quindi la popolazione degli studenti che viene a studiare a Rimini dalle altre città, regioni, o addirittura dall’estero. Qual è secondo lei il valore e il significato della loro presenza?

Se gli studenti arrivano da fuori significa che l’offerta proposta dal nostro campus è valida. Sicuramente, è un fattore determinante l’impegno che una città che ospita un’università deve prendere nei confronti degli studenti, permettendone una proficua integrazione che dia loro modo di poter mettere a disposizione della ricerca, delle aziende o delle industrie del territorio le competenze maturate, magari lontano da casa. Ma è doveroso dire che di certo non verrebbero qui se non si godesse di un certo benessere. La loro presenza evidenzia come Rimini sia una città gradevole. I fuorisede sono parecchi e anzi, considerando che l’università di Bologna tutta, a confronto con gli altri atenei italiani risulta essere la più internazionalizzata. Proprio qui a Rimini, anche a confronto con gli altri campus bolognesi decentrati, abbiamo registrato un notevole afflusso di studenti stranieri, non solo aderenti al progetto Erasmus, ma anche iscritti ai corsi offerti dal campus, ragazzi quindi che vengono a Rimini, si iscrivono, effettuano il loro percorso di studi e si laureano, anche con diverse prospettive future nel nostro paese. Non è un caso che l’Università riminese abbia attivato due corsi in lingua inglese nell’ambito economico-turistico: da una parte intendiamo agevolare il flusso già presente degli studenti stranieri, dall’altro intendiamo incrementare ancor più nuovi arrivi dall’estero, e a questo proposito aggiungo che è stata proposta l’attivazione di ulteriori tre corsi in lingua inglese. Sempre parlando dei fuorisede, ma a questo punto non escludendo neanche gli studenti locali, visto che lei mi parla di valore aggiunto degli studenti, ne approfitto per sottolineare come le imprese del territorio che vedono impegnati i nostri ragazzi, ci hanno sostanzialmente riferito una valutazione positiva circa l’operato degli studenti e dei neolaureati, nell’ambito di tirocini stage e in campo occupazionale.

Al momento il campus riminese come è articolato?

Si possono individuare tre aree, che tra l’altro, non per forza sono circoscrivibili facendo riferimento alla classica suddivisione per dipartimenti / corsi. La prima area è quella del “benessere”, che non solo si avvale del “nuovo” corso di laurea in “Scienze per qualità della vita”, ma che sta investendo anche nel tradizionale corso di laurea in Farmacia, nell’ambito della ricerca sperimentale per i prodotti cosmetici sostenibili, senza poi dimenticarsi del corso in Scienze della formazione. La seconda area è quella relativa all’ambito dei servizi al territorio e alle persone, con i corsi in Economia e Management e in Economia dell’impresa. La terza aerea è quella del Turismo e della Moda, con i due corsi in economia e lettere, un’area che per antonomasia non può che ispirarsi a due forti campi del Made in Italy quali sono appunto le offerte turistiche, e più in generale proprio la moda.

Quali sono i progetti futuri in ambito di corsi e strutture? Recentemente si è sentito parlare spesso dell’area ex-macello…

Al momento, in realtà, ci sono varie aree in ballo, che vorremmo destinare a ospitare aule, laboratori, studi ed uffici. Effettivamente bisogna ammettere che se ci sono alcune problematiche, queste riguardano le strutture, più che i corsi, indubbiamente molto validi, e le iscrizioni, sicuramente non in calo. Ed è proprio un problema di aule, a voler esser sinceri, perché ne servirebbero sicuramente molte di più rispetto a quelle di cui disponiamo. Oltretutto anche la stessa biblioteca universitaria, per quanto moderna e attrezzata, non è in grado di far fronte al notevole accesso di studenti. Più che per l’area ex-macello, ad ognimodo, in questo momento ci si sta muovendo per ottenere al più preso l’area Leon Battista Alberti, situata vicino ad edifici già occupati dall’università nel centro di Rimini, nell’ambito del progetto di completamento di quella che potremmo definire una vera e propria cittadella universitaria: i lavori dovrebbero partire grossomodo all’inizio del 2014. I tempi si dilatano invece per quanto riguarda l’area dell’ex convento di San Francesco (che è situato nei pressi del duomo, in via IV Novembre, non lontano dal complesso Leon Battista Alberti, ndr) dove esiste un sostanziale problema di fondi. E poi, sì, c’è l’area occupata dall’ex-macello: con l’università non solo valorizzeremmo uno spazio attualmente in degrado, ma andremmo a costruire un vero e proprio polo in grado di ospitare strutture adibite alla ricerca scientifica, con la realizzazione di diversi laboratori e di Centri interdipartimentali di Ricerca Industriale.

La stabilità del numero degli iscritti (che raggiunsero il picco nel decennio scorso, ma che non mancano anche alla luce di una tendenza statistica nazionale), la presenza di progetti per quanto riguarda le infrastrutture possono limitarsi a rappresentare solo un semplice dato, che possa essere eretto a bandiera di un certo successo dell’università e della città? Noi pensiamo che debbano costituire un punto di partenza che sproni l’ambiente cittadino a integrare gli studenti non solo dal punto di vista universitario, dei meri studi, dell’inserimento nel mondo del lavoro (che deve essere tra l’altro, un impegno sacrosanto in questi tempi). Ma c’è da augurarsi che si diffonda a Rimini, quello spirito che ha permesso a città storicamente universitarie di investire attivamente sugli studenti. Che gli stessi, specie se fuorisede, inevitabilmente portatori di altri punti di vista, siano invogliati ed invitati a partecipare anche alla vita politica della città. Cosa molto diversa dall’ambito dello sviluppo dell’università in senso istituzionale. È un aspetto che agli occhi di chi scrive, sembra mancare, al momento. E questa mancanza è fisiologica, l’università a Rimini, c’è, relativamente parlando, da molto poco. Ma se è vero che quest’istituzione sta crescendo, questo significa che il momento giusto per intervenire è ora. In un momento della conversazione che ho avuto il piacere di fare con Antonello Scorcu, il professore mi ha giustamente fatto notare, come in realtà le cose a Rimini stiano cambiando, da questo punto di vista, nel quadro di una transizione necessariamente molto lenta. E in effetti se il cambiamento darà i suoi frutti questi non matureranno di certo nell’immediato. L’impulso che però si attende, dovrà venire dalle istituzioni politiche cittadine, ed è da auspicare, questa volta con molta speranza, che arrivi in fretta.

Enea Conti

In concomitanza con la festa di inaugurazione del nuovo anno associativo l'Associazione culturale Il Tassello Mancante è lieta di invitarti a Eco-librarsi, il green festival più creativo della provincia di Rimini.

Tanti gli interventi previsti durante le due giornate, che vedranno la partecipazione di numerose realtà locali attive nel campo del riciclo e riuso di materiali e delle pratiche eco-sostenibili.
Vieni a divertirti, a informarti e a dare il tuo contributo al Festival: la partecipazione è gratuita!

PROGRAMMA:

Venerdì 4 ottobre

ore 21.00: proiezione del documentario "There's no tomorrow" a cura de Il Velo di Gaia (https://www.facebook.com/ilvelodigaia?fref=ts).

“Dobbiamo rispolverare l'umiltà, imparando dalla natura e dal passato, smettendo di ignorare la realtà e il presente. Altrimenti, per noi, non ci sarà nessun domani.” (dall'introduzione al video).
A seguire dibattito pubblico e corner informativo a tema.

Sabato 5 ottobre

dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 18.30: (sala piano terra c/o Casa della Cultura, Via Sicilia 59 Riccione): mercatino-scambio dell'usato/vintage.
Per partecipare al mercatino contatta Debora al 335 6237140 e porta con te 5 oggetti che non usi più (vestiti, scarpe, oggettistica, materiale audio-video, libri, riviste ecc.).
Tutti gli oggetti, purché in buono stato, verranno valutati e catalogati dal comitato di accettazione, in base al quale potrai barattare i punti-qualità che riceverai in cambio con merci di pari valore!
È inoltre prevista la partecipazione di Le Civette Vintage (www.lecivettevintage.com) con  esposizione e vendita diretta di vestiti e accessori vintage per tutti i gusti.
Partecipa al mercatino: ti rifai il guardaroba e ti diverti gratis!

dalle 10 alle 11.30 (sala 1° piano): 1° turno del laboratorio handmade di riciclo creativo della plastica a cura di Laura Bartolini (Rifiò)
dalle 11.45 alle 13.15 (sala 1° piano): 2° turno del laboratorio handmade di riciclo creativo della plastica a cura di Laura Bartolini (Rifiò)
(www.rifio.it)

N.B. Il laboratorio ha un costo di 4,00 € a partecipante e partirà con un minimo di 8 iscritti. Il termine ultimo per iscriversi è giovedì 3 ottobre.
Per partecipare è necessario confermare la propria presenza chiamando Debora al 335 6237140 e comunicare a quale dei due turni si desidera partecipare.
Tutti i partecipanti dovranno portare con sé forbici e fustini vuoti di detersivi e/o bottiglie di plastica!

dalle 15.30 alle 16.15: presentazione delle novità per il terzo anno de "Il Bufalo" a cura di Jacopo Galavotti ed Enea Conti, con i redattori del Bufalo.

dalle 18.30 alle 20.30: apericena bio a cura di Il Circoletto, Cattolica (www.facebook.com/pages/IL-CIRCOLETTO/124597974217607)

Durante l'apericena potrete gustare le seguenti proposte, tutte rigorosamente biologiche:
- Cous cous di grano integrale con verdure servito in barchette di bambù
- Raviggiolo cesenate accompagnato da Saba e confettura di zucchine, cipolle e peperone rosso
- Crostone di pane integrale ai pomodorini e capperi
- Semini di girasole tostati con salsa di soia
- Succo d'uva biologico con o senza prosecco
- Infuso fresco ai fiori di sambuco biologico e limone

È gradita la prenotazione al 335 6237140 entro il 3 ottobre.

dalle 20.30 alle 21.00: Inquilini del mondo, letture eclettiche tra uomo e natura da Henry David Thoreau, Giacomo Leopardi, Sylvain Tesson, Girolamo Savonarola, Franco Arminio. A cura di Jacopo Galavotti e Lorena Fonti. Accompagnamento musicale di Ilaria Mignoni (violino)

dalle 21.00: Danze folk provenzali a cura di Mazurke clandestine!

Eco-librarsi avrà luogo presso la “Casa della cultura”, sede dell'Ass. Il Tassello Mancante, via Sicilia, 59 Riccione.


Cari giovani bufali, lettori di bufale (giornalistiche) e amanti della bufala (campana), mi accingo qui innanzi a suggerirvi possibili eventi a cui partecipare nei due mesi a venire, per suggellare la vostra ispirazione al sentirvi uomini di mondo. Tali eventi li ho scelti un po' a caso e un po' per interesse personale e sono per lo più a carattere musicale ma non solo...

 

Di grande importanza due concerti che si svolgeranno all'Estragon di Bologna. Il 26 ottobre torneranno in Italia i P.I.L.(Public Image Ltd), per chi non lo sapesse la band che John “Rotten” Lydon fondò dopo lo scioglimento dei Sex Pistols. Artefici di un post-punk e new wave sperimentale per la fine degli anni '70, sono riusciti a distinguersi nel panorama del genere e a staccarsi dalle vecchie radici per la verve sul palco, l'iconografia dadaista e le composizioni “alternative” rispetto al sound imperante all'epoca.


 

Il 3 novembre sarà invece la volta dei Darkness sempre all'Estragon, e dopo la reunion di questa grande hard rock band e l'uscita dell'ultimo godibilissimo disco direi che varebbe la pena farci un pensierino.

 

Venendo più in zona, con l'inaugurazione della stagione autunnale/invernale del Circolo dei Malfattori di Poggio Berni, i gestori hanno avuto la splendida idea di dedicare alcune serate alla promozione delle realtà fumettistiche italiane con la rassegna FUMETTINCIRCOLO proposta in collaborazione con la fumetteria Master Comix di Santarcangelo di Romagna. La rassegna comincerà giovedì 10 ottobre con Alessandro Baronciani, giovane fumettista pesarese, collaboratore frequente con XL di Repubblica, illustratore dell'etichetta musicale indipendente La Tempesta e musicista degli Altro, gruppo noise rock di Pesaro.


Nelle serate della rassegna a seguire ci sarà l'incontro con altri nuovi talenti quali: Denis Medri, Mabel Morri, Gianluca Pagliarani e Giovanni Barbieri.

 

Per quanto riguarda concerti interessanti mi allieta segnalarvi gli emiliani Massimo Volume, colonna portante di un certo rock italiano che ha scaldato gli animi degli ascoltatori negli anni '90 con le proprie canzoni noise e rock d'atmosfera inframezzate da pure recitazioni poetiche. Saranno sul palco del Bronson di Ravenna il 31 ottobre.

 

Al C.S.A. Grotta Rossa di Rimini invece il 17 novembre arriveranno le NO JOY. Queste due ragazze canadesi sono state “battezzate” dal vivo al primo concerto da Grant Hart degli Husker Du e ricordano molto il genere shoegaze di certe band dell'etichetta Dischord come le Fire Party o anche i Sonic Youth. Per chi fosse curioso non capita tutti i giorni un concerto così economico e vicino.

 

Infine, spendo due parole per il ritorno di un idolo della mia infanzia: Max Pezzali. Il fondatore degli 883 sarà in concerto il 23 novembre al 105 stadium di Rimini per il tour dell'album appena uscito per il ventennale della sua carriera che raccoglie il meglio dei suoi brani. Penso che il locale sarà ripieno di ex giovani nati tra la fine degli anni ''70 e l'inizio degli anni '80 che come me hanno passato la gioventù sconvolti dall'attitudine filoamericana del grande Max che raccontava storie di biker, serate in discoteca andate male e ragazze libertine che si fanno desiderare. Devo ammettere che quando passavi l'infanzia negli anni' 90 a Cattolica e ascoltavi alla radio “Hanno ucciso l'uomo ragno” adoravi 'ste cose. Ora come ora, con un briciolo di maturità mi imbarazzerebbere un po' andare a vederlo, soprattutto perché sono vent'anni che non lo seguo né stimo, ma ho sentito di “bufali” che se lo godranno senza vergogna in prima fila e li rispetto.

 

Per ora chiudo qui con gli eventi in zona e a breve termine ma sappiate che siamo sempre in attesa della reunion dei Fugazi e del tour europeo dei Pearl Jam.

Riflessioni a sanfue freddo e in ragionevole ritardo

 

 

Partiamo da un'esperienza soggettiva. Appena uscito dal cinema in cui avevo visto Django Unchained mi sentivo davvero esaltato e appagato. Perché? Ragioniamoci un po' su.

Tarantino ripropone, giocoso ma serio come sanno essere i bambini, stereotipi tipici della rappresentazione del western (la gente che sputazza, le pose degli attori, le situazioni tipiche: sparatorie e lotte), oltre a personaggi iconici come la figura del cacciatore di taglie, che viene però ribaltata nel personaggio del logorroico “dentista” tedesco con la minipistola, che usa insieme alla parola per vincere i suoi duelli. Ma le capacità del cacciatore di taglie europeo non gli permettono di uscire dalla quête (parola legata ai poemi cavallereschi e che ha legami con la quest dei videogame, la ricerca, la missione; termine scelto perché sottolinea il carattere epico e ludico del film) senza farsi ammazzare, pur di togliersi la soddisfazione di uccidere il “cattivo” schiavista bianco . Nel momento più drammatico di tutti avviene il passaggio di testimone, dal bianco al nero, dal vecchio al giovane. Tocca a Django risolvere la situazione incasinatissima in cui l'ha messo il suo mentore e dispensare una pirotecnica giustizia.

Questo racconta qualcosina della pellicola, ma non risponde alla domanda.

 

Si potrebbe cercare di spiegare la esaltazione provocata da questo film tirando in ballo l'immedesimazione dello spettatore con i personaggi sullo schermo (banalità, ma anche, in senso lato, argomento di riflessione del filosofo Walter Benjamin). Noi spettatori ci immedesimiamo nella coppia di eroi, che hanno dalla loro il potere dell'intelligenza retorica e della violenza e “partecipiamo” così alla vicenda, immergendoci in essa. È una ovvietà: noi spettatori stiamo dalla parte dei buoni, anzi siamo i buoni, ma in Django Unchained questo fenomeno pare volutamente amplificato fino ad avere un film “immersivo” (altro termine legato al mondo videoludico), in cui il fruitore sente di “partecipare” alla narrazione.  La liberazione finale di Django, che viene con la distruzione totale dei “cattivi” ed i titoli di coda, è anche quella dello spettatore da un qualche fardello. Una liberazione che, ricollegandosi alla struttura di base del film (che richiama in maniera esplicita il mito, i poemi cavallereschi, ma anche la tragedia greca classica), fa sospettare che questo appagamento dello spettatore possa essere equiparabile ad una forma di catarsi come quella di cui parlava Aristotele circa le tragedie nella Grecia antica. Dunque Django Unchained come film catartico e in qualche modo “educativo”, come film che mette in scena situazioni etiche elementari e libera dalla tensione accumulata con un finale che è un ritorno all'ordine in cui il bene trionfa sul male.

 

Ma, tralasciando la tensione dovuta alla trama, cosa è il fardello del quale è liberato lo spettatore? Una ipotesi: sì, questa pellicola è potente, parla allo stomaco e non si può che ammirare l'amore di Tarantino per il cinema. Questo film esalta perché gli elementi narrativi sono organizzati in maniera riconoscibile, egregia e ludica; e appaga perché tali elementi sono immersi in un viluppo di citazioni, rimandi, ammiccamenti, omaggi a quella cultura mediatica pop nella quale un po' tutti gli spettatori sono immersi. Tali caratteristiche definiscono un prodotto con un un piede nella “autorialità” più stilisticamente consapevole ed uno nell'entertainment più caciarone, cercando una sorta di equilibrio. Una scelta rischiosa. Il “discorso”  (cioè il mythos, il racconto) che il regista fa nel suo film mette in scena temi “pesanti” come la schiavitù e il razzismo, ma a questo si limita, ne fa delle “scene” teatrali, degli sfondi per l'espressione del proprio virtuosismo registico e della propria venerazione. Il “discorso” del film diventa quindi un racconto del cinema di se stesso: Hollywood  parla soprattutto di sé. Se voleva parlarci della schiavitù, Tarantino riesce alla fine solo a dirci che ama un certo tipo di cinema, ed il fardello da cui lo spettatore è liberato è proprio il presunto “pesante” contenuto del film, la schiavitù, il razzismo la Storia e i suoi dolorosi e prosaici conflitti. Una “rimozione” in piena regola.

In conclusione Django Unchained è un bel film, ma non un buon film, perché non trova un equilibrio tra diversi modi di intendere il cinema e rinuncia a sviluppare un discorso che aveva enormi potenzialità.

 

Matteo Cattelan